Pacchetto mobilità europeo e autotrasporto

La Commissione europea ed il Pacchetto mobilità: un insieme di normative che offriranno un miglioramento a lungo termine delle condizioni del trasporto?

Uno degli obiettivi principali del Pacchetto mobilità dell’Unione europea è quello di limitare gli effetti del “dumping sociale”

Nel corso del 2017 la Commissione europea ha proposto il cosiddetto “Pacchetto mobilità”, un insieme di normative che dovrebbero offrire un miglioramento a lungo termine delle condizioni del trasporto nell’Unione europea. Questa serie di interventi punta a migliorare il tasso di occupazione, di crescita e di investimenti, rafforzando allo stesso tempo l’equità sociale e l’impegno a ridurre le emissioni inquinanti.

All’interno di questo Pacchetto vi sono otto iniziative legislative che sono state pensate appositamente per il settore del trasporto merci su strada, il cui obiettivo principale è quello di ridurre il “dumping” sociale dovuto all’attività degli autotrasportatori dell’Europa dell’Est. Per questa ragione sono state riviste le norme che regolano il cabotaggio, il trasporto internazionale ed il riposo, semplificando allo stesso tempo le procedure amministrative per i camionisti e le società di trasporto.

 

Da dove nasce il problema: trasporto internazionale e “dumping” sociale

Il “dumping” sociale corrisponde ad una pratica messa in atto da alcune imprese al fine di beneficiare delle disposizioni meno restrittive in materia di lavoro, localizzando la propria attività in paesi nei quali il costo del lavoro è inferiore. In questo modo il prezzo finale del bene risulta più concorrenziale, sebbene molte critiche siano state avanzate nei confronti di questa pratica, accusando chi ne fa ricorso di concorrenza sleale.

Le principali indiziate in questo “processo” sono le aziende di trasporto provenienti dall’Est Europa, accusate di aver innescato un gioco al ribasso dovuto ai prezzi praticabili in tali paesi nei confronti delle aziende dell’Europa occidentale e dei loro trasportatori, anche a causa del loro sistematico ricorso a veicoli inferiori alle 3,5 tonnellate per effettuare trasporti internazionali, che non richiedono l’obbligo del tachigrafo, della formazione dei conducenti e delle autorizzazioni. La criticità della situazione ha portato ben presto a vedere sotto una cattiva luce numerose altre pratiche, tra le quali il cabotaggio ed il riposo lungo in cabina.

Per cabotaggio si intende l’attività di trasporto nazionale di merci su strada svolta da un trasportatore non residente sul territorio di un altro Stato membro dell’Unione europea a titolo temporaneo, senza che lo stesso risulti stabilito nel territorio dello Stato membro ospitante. La normativa attuale prevede la possibilità di effettuare 3 trasporti di cabotaggio successivi al trasporto internazionale nell’arco di 7 giorni dall’ultimo scarico nello Stato membro ospitante. La modifica proposta con il Pacchetto mobilità punta alla liberalizzazione dei trasporti di cabotaggio, riducendo però a 5 giorni il periodo temporale in cui effettuarli. Il lavoratore verrà considerato distaccato fin dal primo giorno di cabotaggio, con le condizioni di trattamento del Paese della consegna.

Il riposo lungo in cabina è un’altra pratica che l’Unione europea vuole combattere con il nuovo Pacchetto mobilità, al fine di migliorare le condizioni di lavoro e di salute dei trasportatori. Il trasportatore potrà effettuare un riposo di 45 ore dopo 6 periodi di 24 ore di lavoro. Due riposi consecutivi saranno permessi dopo 4 settimane. La modifica li obbligherà a trascorrere tutte le ore previste in un albergo o comunque in un edificio adibito a tale scopo, che sia dotato di servizi igienici e di tutte le comodità necessarie, potendo per lo meno sfamarsi con un pasto caldo. I primi ad introdurre questi divieti sono stati la Francia, il Regno Unito, i Paesi Bassi, il Belgio e la Germania, ma una recente sentenza della Corte di Giustizia europea ha uniformato la legislazione a tutti gli Stati membri.

 

Numerose novità in arrivo: documentazione, controlli e sistemi di pedaggio

Il Pacchetto mobilità introduce altre novità, tra cui quella di una maggiore integrazione e digitalizzazione di tutto ciò che concerne la documentazione, le autorizzazioni ed i sistemi di pedaggio a livello europeo.

Partendo da questi ultimi, gli autisti non dovranno più preoccuparsi di alcune formalità: è stato infatti proposto di rendere interoperabili tra loro i sistemi di telepedaggiosemplificando i passaggi transfrontalieri attraverso uno standard che sia valido per tutti i sistemi di pagamento elettronico. Su questo tema è stato inoltre dibattuta la possibilità di introdurre una fase di transizione (a partire al 2023 peri veicoli pesanti, dal 2025 per i veicoli leggeri) al sistema a pedaggio, costringendo a pagare in base ai chilometri percorsi. In tal senso va inoltre visto lo sconto previsto per i veicoli a zero emissioni, che potranno beneficiare di una detrazione che potrà arrivare fino al 75%.

Un’altra novità riguarda l’introduzione del tachigrafo “intelligente”, collegato al GPS. Al momento attuale, la legge italiana impone alle aziende che lavorano nel settore dell’autotrasporto di investire nella sicurezza e nella formazione professionale dei propri conducenti. Attualmente si utilizza il tachigrafo digitale per registrare i tempi in cui i conducenti sono alla guida del mezzo oppure stanno riposando. In futuro il tachigrafo subirà un’evoluzione che lo porterà ad essere “intelligente”. La “scatola nera” permetterà alle forze dell’ordine di effettuare un controllo a distanza previo, senza fermare l’autista, potendo verificare le distanze chilometriche percorse, i tempi di guida ed il peso attraverso una pesata “dinamica”. Anche in questo caso l’obiettivo è quello di limitare, per quanto possibile, i controlli alle aziende che rispettano le regole, per intensificarli solo nei confronti di chi in regola non è.

Infine, per quanto riguarda i veicoli di trasporto leggero, il Pacchetto mobilità prevede l’introduzione dei requisiti di “capacità finanziaria”, che dovrebbero essere in grado di contrastare il basso livello di profesionalità tipici di questo particolare settore. La commissione propone infatti di introdurre un requisito di almeno €1.800, più €900 per ogni veicolo aggiuntivo, per contrastare chi acquista un camioncino e inizia ad offrire un servizio senza offrire le adeguate garanzie.

Fonte Wtransnet

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