Cartello dei camion, migliaia di cause: chiesto un miliardo di euro ai costruttori

Cinque produttori di Tir si erano accordati per tenere alti i prezzi. Dopo la multa dell’Antitrust europeo, arrivano le cause delle ditte di trasporto

La line di produzione dell’impianto Mercedes-Benz Truck di Wörth

La logistica e l’autotrasporto europei presentano il conto ai costruttori di camion. Monaco di Baviera sta diventando il crocevia delle cause contro il cosiddetto cartello dei Tir. Negli ultimi giorni sono state depositate le azioni legali di migliaia di società che avanzano richieste di danni nei confronti di Daimler, Iveco, DAF, Volvo/Renault e MAN per gli accordi sottobanco accertati tra il 1997 ed il 2011 dalla Commissione europea.

Quella numericamente più consistente riguarda oltre 3.200 società di trasportodi nove paesi europei sostenuta dalla BGL (Bundesverband Güterkraftverkehr Logistik und Entsorgung, associazione federale del trasporto merci e della logistica) e dalla Financialright Claims, ufficializzata il 22 dicembre. Inclusi gli interessi, le aziende rivendicano circa un miliardo di euro.

La settimana precedente aveva fatto notizia l’azione avviata dalla Deutsche Bahn(le ferrovie tedesche, una società al 100% pubblica) per tutelare della controllata DB Schenker, dalla Bundeswehr (l’esercito) e da altre ditte per un totale di una quarantina di aziende con circa 35.000 veicoli industriali coinvolti (possibili risarcimenti per 400 milioni). Nelle stesse ore altre 310 ditte di autotrasporto avevano aperto un contenzioso presso la corte di Stoccarda: i danni calcolati ammontano a 180 milioni di euro.

Per le violazioni delle norme sulle concorrenza, le autorità europee avevano multato i costruttori coinvolti (ad eccezione di MAN, graziata per aver rivelato gli accordi proibiti) con una sanzione complessiva di 2,93 miliardi di euro, la più alta mai inflitta a livello comunitario. Scania, che a differenza degli altri produttori aveva rifiutato il patteggiamento, era stata successivamente multata con 880 milioni di euro, seconda solo a Daimler (oltre un miliardo) facendo lievitare la cifra totale a 3,75 miliardi. Il costruttore svedese ha tuttavia fatto ricorso e per il momento è escluso dalla valanga di richieste di risarcimento di danni avviate in tutta Europa, Italia inclusa.

I veicoli industriali commercializzati nel periodo incriminato – dal 1997 al 2011 -sarebbero alcuni milioni (più di uno nella sola Germania), anche se almeno per un certo periodo la prescrizione è vicina. Alcuni legali hanno stimato fra i 5.000 ed i 10.000 euro in più in media il prezzo che i clienti hanno dovuto pagare per l’acquisto o il leasing. In una nota, Daimler ha già spiegato che intende tutelarsi rispetto a pretese illegittime. La casa di Stoccarda, la cui divisione Trucks ha incrementato i volumi del 12% nei primi 11 mesi dell’anno, ritiene che i propri clienti “non abbiano subito danni”.

Fonte La Stampa Motori

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