Car sharing DriveNow: nel 2017 risparmiate 540 tonnellate di CO2 a Milano

DriveNow

Il car sharing DriveNow chiude il 2017 con un bilancio davvero positivo. Nolo solo in termini di iscritti, che adesso a Milano sono 85.000, con una flotta di 500 auto. Il servizio nato dalla joint venture tra BMW Group e Sixt SE ha consentito anche e soprattutto un saving importante nelle emissioni: precisamente, i numeri dichiarati dall’azienda parlano di 540 tonnellate di CO2risparmiate nel capoluogo lombardo.

Una cifra che rappresenta l’equivalente di 700 alberi. Arrivato a Milano nel 2016, dunque, DriveNow ha rispecchiato in tutto e per tutto la crescita ottenuta dai servizi di auto condivisa nell’ultimo periodo.

CAR SHARING DRIVENOW, MENO INQUINAMENTO A MILANO

Uno degli obiettivi principali del car sharing DriveNow, infatti, è proprio quello di ridurre le emissioni del parco circolante in città: il calcolo delle 540 tonnellate di CO2 risparmiate nel 2017 è stato effettuato sommando l’efficienza delle auto di DriveNow (tutte BMW e Mini Euro 6, comprese anche le elettriche) con il risparmio determinato dalla riduzione delle percorrenze dei veicoli privati grazie alla condivisione dell’auto.

Secondo gli ultimi dati diffusi dall’Osservatorio Nazionale Sharing Mobility, infatti, scegliere il car sharing significa ridurre l’uso della vettura privata in una misura compresa tra il 16% e il 20%.

UNA MOBILITÀ SEMPRE PIÙ INTEGRATA

Nel commentare il bilancio del car sharing DriveNow, il managing director Andrea Leverano ha sottolineato il contributo importante del servizio alla risoluzione della problematica delle PM10 nell’aria milanese, il cui limite, in passato, è spesso stato sforato. La città, secondo Leverano, “ha sempre più bisogno di prendere confidenza con forme di mobilità più sostenibile, come il car sharing”.

L’auto condivisa, secondo il manager, è “un elemento facilitatore di una mobilità intermodale”. Una mobilità integrata che deve prevedere sempre più “un mix di utilizzo di trasporto pubblico e auto in car sharing”.

Fonte: fleetmagazine.com

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