Alimentazione: differenze fra benzina, ibrida, ibrida plug-in e auto elettrica

Ibrido

Benzina e Diesel sono due nomi che tutti conoscono ma forse non tutti sanno le origini, tanto che “benzina” deriva da “Benzine” e pare che sia un omaggio alla moglie del Signor Benz che per per fare un percorso impegnativo dovette prepararsi una tanica di “carburante” che da allora porta il suo nome pur avendo la raffinazione fatto passi da giganti pur non essendo riusciti ad eliminare le componenti inquinanti…
Diesel che anche molti addetti ai lavori scrivono con la “d” minuscola (é il cognome dell’omonimo inventore). Sarebbe anche bello ricordare un terzo cognome italiano, quello del veronese Enrico Zeno Bernardi che é stato uno dei precursori dell’automobile realizzando per primo al mondo nel 1884 un veicolo azionato da motore a scoppio a benzina. Ricordata qualche curiosità storica che è alla base per comprendere il presente e soprattutto il futuro, passiamo ora a spiegarvi rapidamente le differenze fra le varie motorizzazioni e modalità elettriche.

Benzina addomesticato dall’ibrido
Il motore benzina é ormai noto a tutti anche se magari non tutti sono in grado di spiegarvi come funziona il motore a scoppio. Fino al 1997 la scelta per gli automobilisti era molto semplice o benzina o gasolio a cui con le crisi petrolifere ed il rincaro del prezzo del carburante si sono aggiunge il GPL ed il metano che però non hanno mai conquistato quote di mercato importanti restando interessanti nicchie di mercato regionali dove le stazioni di servizio sono più capillari come Emilia Romagna e Veneto.

Ibrido Toyota festeggia 20 anni
Toyota nel 1997 presentò la sua prima ibrida e presto il modello Prius divenne in tutto il mondo un’auto cool e simpatica pur non potendo dire che fosse la più bella sul versante estetico. Cosa fece Toyota poi seguita dagli altri? “Semplicemente” (si dice oggi, ma all’epoca era rivoluzionario) arrestó la vettura quando non si muove diffondendo lo “stop and start” ed ancora più geniale recuperó l’energia in fase di rallentamento della velocità fino all’arresto andando a caricare un motore elettrico che rilascia l’energia accumulata sia in fase di ripartenza sia nel corso della marcia per non far “affaticare”il motore e quindi riducendo i consumi. Dopo 20 anni di evoluzione, oggi le ibride Toyota in città arrivano a viaggiare fino al 50% in modalità elettrica.

Da ibrido a ibrido plug in, si inizia ad elettrificare la mobilità
Dopo Toyota sono arrivate altre marche come Honda e la stessa Suzuki che ha a sua volta rilanciato un “soft” ibrido che costa meno di mille euro rendendolo molto abbordabile. Le vetture ibride hanno un grande vantaggio nei centri urbani (tanto che a Milano possono entrare gratuitamente nell’Area C insieme alle auto elettriche), ma appena andate su una strada provinciale o peggio tangenziale l’effetto ibrido scompare restando la pur valida resa termica dei loro propulsori andando a benzina il cui costo é assai proibitivo…
Per eliminare questo limite di accumulo di energia che non permette autonomie superiori a 5 chilometri circa, i costruttori hanno rilanciato con un upgrade molto invitante con un nome poco felice per noi italiani che conosciamo poco l’inglese e quindi “Plug in” crea tanta curiosità ma tanta confusione!

Ibrido Plug In con una presa con cui si può caricare una o più batterie per accrescere la mobilità elettrica potendo contare alla fine sul serbatoio benzina o Diesel
Se Bi-Fuel pare che oggi sia noto a quasi tutti come una soluzione “bi combustile” doppia fra benzina-GPL o benzina-metano, Plug In é una Bi-Fuel dove al posto della Fuel abbiamo la corrente elettrica che si carica appunto attraverso una presa elettrica “collegata”, tradotto in inglese “plug in”…
Grazie alla soluzione Plug In avete tutti i vantaggi dell’ibrido ed iniziate ad avere una autonomia che vi permette di fare con una “carica” elettrica circa 50 chilometri per poi cercare una nuova presa (anche domestica) o utilizzare il motore benzina o sempre più raramente il propulsore Diesel.

La soluzione ibrida quindi é adatta per chi usa la vettura prevalentemente in città. La soluzione ibrida plug in é più una soluzione temporanea delle case che ancora non hanno a listino una vettura elettrica ma magari l’hanno annunciata da qui al 2022… Altro limite italiano delle auto ibride plug in (come del resto le stesse ibride) é che non nascono per il nostro mercato ma principalmente per gli USA ed il Giappone quindi con altre esigenze ed altri prezzi della stessa benzina e quindi trovare facilmente ibride plug in tedesche con motori di grossa cilindrata e consumi a benzina molto onerosi…

Le auto elettriche, il presente dei pionieri e il futuro dei timidi…
In 20 anni quindi l’innovazione é stata incredibile, se pensate che Tesla 10 anni fa non esisteva così come il tanto caro i-Phone. Nel 2017 si é giunti ad un bivio che in Italia é ancora più impegnativo perché il parco circolante italiano é purtroppo antico, per usare un eufemismo! Quale è il bivio italico? O fare un salto di coraggio e prenotare una auto elettrica oppure attendere fino al 2021 nuove auto elettriche ed un maggior numero di colonnine di ricarica oppure affittare (non comprare) una vettura nei prossimi tre anni per poi restituirla e prendere altro.

Non è quindi facile dire oggi ai nostri lettori cosa fare perché l’evoluzione sta raggiungendo velocità mai raggiunte nel passato con l’auto che per un secolo non ha subito migliorie salvo marginali e tese alla sicurezza ed al rispetto ambientale ma i pistoni, il cambio, le valvole sono state ottimizzate ma la loro funzione é rimasta la stessa…

Quello che ci sentiamo di dire é che il sentimento attuale consiglia di attendere se non ci si sente ancora pronti all’elettrico prendendo in base al suo chilometraggio e zona di residenza un Diesel, un benzina, una bi-fuel o un ibrido rigorosamente a rate segnalando che da Fiat, Volkswagen, PSA fino alle vetture di lusso tutti offrono di poter prendere una vettura con canoni/rate molto contenute (i tassi interesse sono ancora sotto lo zero per le banche) che include pure bollo ed assicurazione con la libertà di lasciarla indietro subito, dopo 12 o 24/36 mesi.

In tal caso non rischiate di comprare una vettura che é il vostro secondo investimento dopo la casa e che proprio per questa evoluzione rischia di perdere gran parte del suo lavoro in un periodo molto breve. Cercate comunque di scegliere la soluzione più ecologica e meno bersagliata dalla politica e quindi il Diesel va preso solo se si fanno tantissimi chilometri e rigorosamente in leasing.

Oggi in Italia il 55% degli italiani ad ottobre ha scelto ancora un motore a gasolio, ma il trend é segnato (tutti si ricordano il caso di Torino dove il sindaco ha bloccato per un sabato persino i Diesel Euro5). No Panic ma il noleggio può salvare da sorprese.

L’Italia è poi un Paese strano.. sembra fermo e poi in un fine settimana elimina il fumo dai locali pubblici… non pensa ai pneumatico invernali poi nevica a Bologna ed il giorno dopo trovate le colonne dai gommisti. Che non succeda lo stesso per la mobilità elettrica… e se voi avete lasciato sei mesi prima un assegno da 30 e più mila euro cosa potete recuperare?

Buona scelta quindi e se amate divertirvi e le auto scattanti la mobilitazione elettrica vi sorprenderà!

 

Fonte: infomotori.com

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