Crowdshipping, il nuovo sistema di sharing economy

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Il crowdshipping è il nuovo sistema di sharing economy che potrebbe rubare la scena ai corrieri. Si tratta di una sorta di Uber per le spedizioni che però, in questo caso, ha come obiettivo quello di ridurre l’impatto ambientale. Il funzionamento non è molto lontano da quello del crowdsourcing, la “folla” in senso letterale, è sempre presente. Chi intende portare un pacco a destinazione, invece che utilizzare il classico corriere, può fare affidamento su una persona che viaggia da un tal punto ad un altro e in cambio di una ricompensa. Alla fine lo scopo non è soltanto risparmiare ma anche ridurre l’impatto ambientale e il traffico generato dai numerosi veicoli in circolazione.

Un fenomeno in crescita

Immaginate un individuo che tutti i giorni fa lo stesso tragitto per andare a lavoro o all’Università, qualcuno potrebbe affidargli un pacco da consegnare se il destinatario si trova proprio lungo quel percorso. Un’innovazione che potrebbe portare molti cambiamenti un po’ come era accaduto con Uber. Non senza qualche polemica però. Ricorderete i tassisti in rivolta a causa di Uber? La stessa cosa potrebbe succedere con il crowdshipping, il quale potrebbe“rubare” il lavoro ai corrieri.

Se nel nostro paese sembra ancora un fenomeno abbastanza marginale, lo stesso non si può dire in Francia o negli Stati Uniti, dove sono cresciute molte startup di crowdshipping tra il 2014 e il 2015 arrivando a 48 negli Usa e 49 in Europa.

Tra le piattaforme già attive troviamo Zipments, in cui i trasportatori vengono pagati dieci dollari a consegna e spesso queste vengono effettuate nel quartiere di residenza utilizzando bici o auto private. In altri casi i crowdshipper scrivono la loro disponibilità e chi deve mandare un pacco può sceglierli in base alle recensioni.

Secondo Michela Le Pira, Edoardo Marcucci, Valerio Gatta, Eleonora Pieralice e Céline Sacha Carrocci, i quali hanno pubblicato uno studio inerente il crowdshipping e la sostenibilità delle aree urbane, l’87% degli intervistati, molti studenti, sarebbero disposti ad effettuare consegne per 5-10 euro a consegna mentre, attualmente, il compenso medio per questo tipo di iniziativa è di 2 o 4 euro a consegna. Servirebbe insomma una regolazione del crowdshipping, tenendo in considerazione che questo non deve diventare un lavoro e che lo spostamento per consegnare il pacco deve essere molto breve, senza dover uscire dal proprio percorso quotidiano. Non si deve, insomma, viaggiare apposta per la consegna come fanno i normali corrieri.

Fonte: investireoggi.it

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