Luci e ombre sulla sharing economy

sharing economy

Paolo Capone, segretario generale dell’Ugl, è stato invitato a prendere parte al dibattito internazionale sul tema della sharing economy, dal titolo Economia collaborativa: dannosa o risolutiva? né imprenditori né dipendenti:sfida sociale e fiscale, tenutosi presso la Maison de l’Amérique Latine a Parigi.

In questi ultimi anni si è parlato molto di sharing economy, peer economy, consumo collaborativo come reale alternativa al modello di produzione del classico capitalismo.

Oggi questo genere di attività ha assunto una nuova veste, diventando una forma di compravendita vera e propria, consistente nel commercio di servizi di intermediazione e nell’offerta di servizi non professionali ma a pagamento.

Attraverso il dibattito, si è cercato di approfondire quanto questa forma di mutua collaborazione a fine solidaristico, sia in effetti, il nuovo capitalismo basato sulle possibilità offerte dall’avvento delle tecnologie e dalla comunicazione, che permettono di fare impresa in assenza dei classici elementi dell’azienda tradizionale: capitale e lavoro.

“Fermo restando la distinzione fra no-profit e imprese, non si può fermare il progresso tecnologico ed i cambiamenti sociali e non sarebbe neanche corretto osteggiare questa nuova forma di impresa, che può avere effetti positivi sull’occupazione, specie giovanile, e l’auto imprenditoria.”

– Ha affermato Paolo Capone durante il dibattito.

– “Esistono però dei rischi per l’economia legati alla presenza di attività non regolamentate che entrano in concorrenza con le imprese tradizionali.

Rischi per la tutela di questi lavoratori saltuari, rischi per il benessere collettivo a causa del mancato introito fiscale, rischi per la salute e sicurezza della cittadinanza dovuti all’utilizzo di beni e servizi non controllati adeguatamente.

Insomma esiste il pericolo di passare da un’organizzazione del lavoro professionale e regolamentata a una jungla di deregolamentazione”.

Oltretutto, i dati in Italia parlano chiaro: le piattaforme di sharing economy attive sono più di 200, con un giro d’affari stimato attorno ai 3,5 miliardi di euro e con prospettive di crescita fino a 25 miliardi al 2025 (stime dell’Università di Pavia).

I servizi interessati sono principalmente trasporti e mobilità (26%), servizi di scambio e baratto (10%), affitto di camere o case private (9%), servizi culturali (8%) e servizi di prestiti fra privati (4%).

“È semplicemente opportuno che la sharing economy a fine di lucro non venga lasciata in un limbo fiscale e normativo, che provocherebbe danni alla collettività.

Anche perché l’assenza di regole precise, comprese le garanzie per i consumatori è, almeno per quanto riguarda il mercato italiano, uno dei motivi che limitano la crescita di queste imprese, quindi una migliore regolamentazione è ancor più necessaria a vantaggio di tutti gli interessati.

Deve quindi essere un elemento di sviluppo all’interno di un’economia sociale di mercato nella quale la libertà di fare impresa deve coincidere con il dovere di rispettare le norme a tutela del lavoro, dei consumatori, dell’equa contribuzione fiscale”.

Alla conferenza hanno preso parte i deputati europei Dominique Martin, Mylène Troszczynski e Marco Zanni.

Fonte: .secoloditalia.it

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