Robot intelligenti, digitale e new mobility parte la sfida su produttività e stili di vita

NMW1

Milano L’ incremento della popolazione mondiale, la crescente instabilità a livello geopolitico, la pervasività della tecnologia, il contrasto ai cambiamenti sono climatici.

Sono solo alcuni dei macrotrend che stanno interessando la società contemporanea e che impattano in maniera decisiva anche sulle aziende.

Le quali devono adeguarsi al nuovo contesto sia perché lo richiede la mutata domanda dei consumatori, sia perché quelle che si presentano come minacce, in alcuni casi possono rivelarsi nuove opportunità di business.

A monte dei grandi processi di trasformazione vi è la globalizzazione — nelle varie dimensioni economica, finanziaria e politica — che accresce le interconnessioni, aprendo nuovi mercati di sbocco, ma al contempo esponendo sempre più le imprese a rischi di natura globale.

L’incertezza a livello geopolitico è passata a essere da un fenomeno sporadico a una costante, andando a coinvolgere anche Paesi e approcci che sembravano acquisiti: si pensi all’idea di un mondo multipolare, in cui a fare da stanza di compensazione dei differenti interessi sono gli organismi internazionali, che oggi assume sempre meno rilevanza.

La crescente interconnessione comporta inoltre una sempre maggiore volatilità dei mercati finanziari e vulnerabilità al rischio contagio derivante da altri mercati.

La nuova politica dell’amministrazione Trump e l’esito referendario sulla Brexit sono indicativi di un cambio di rotta nel contesto internazionale, caratterizzato da un allentamento degli accordi storici, da un’attenuazione dell’integrazione e da un ritorno al protezionismo commerciate.

Uno scenario che rischia di tarpare le ali alla crescita, proprio adesso che si va consolidando in tutto il mondo, grazie soprattutto al manifestarsi in tutta la sua pienezza della spinta assicurata dalle banche centrali.

Gli stimoli monetari, tuttavia, non potranno durare ancora a lungo (negli Usa è già iniziato il processo di normalizzazione dei tassi) e occorre prepararsi al nuovo contesto per evitare cambi di rotta improvvisi.

Tocca ai decisori politici riprendere in mano il pallino e agire in primo luogo per ridurre le diseguaglianze. Nel 2004 l’Ocse indicava l’Italia tra quelli in cui l’indice di Gini (la misura universalmente utilizzata per misurare la disuguaglianza) per i redditi era minore, al lordo della tassazione e dei sussidi.

La lunga crisi ha incrementato il gap tra ricchi e poveri e tra le priorità della ripresa ci deve essere un intervento su questo versante. Intanto la tecnologia sta assumendo un ruolo pervasivo nelle nostre vite, aprendo prospettive inimmaginabili fino a poco tempo fa e spingendo le aziende a ripensare profondamente non solo il proprio modello di business, ma anche l’organizzazione interna.

Il concetto di industria 4.0, che vede l’automazione diventare protagonista della produzione manifatturiera, ha ormai lasciato il posto a quello di impresa 4.0, dato che il fenomeno delle macchine in grado di comunicare tra loro si va estendendo a tutti i settori dell’economia.

Con ricadute importanti in termini di produttività e capacità di penetrare nuovi mercati. Per un Paese come il nostro con un forte know-how imprenditoriale e caratterizzato da una grande creatività, c’è la possibilità di recuperare buona parte della competitività perduta negli ultimi decenni.

La diffusione di machine learning, robot intelligenti e intelligenza artificiale porta con sé anche nuove questioni che investono la sfera etica, come il rapporto uomo- macchina, e quello della sicurezza, con l’impennata del cyber crime e la necessità di alzare le barriere della privacy.

Un altro tema di portata globale è l’espansione demografica dovuto all’allungamento della vita media permesso dagli sviluppi scientifici e al crescente benessere nei mercati in via di sviluppo.

Questo combinato a un calo delle nascite nei Paesi occidentali, sempre più destinazione dei fenomeni migratori. Con destinazione finale le grandi città, chiamate pertanto a lavorare su nuove forme di mobilità e di condivisione per evitare le tensioni da sovraffollamento e ridurre l’inquinamento.

Anche perché occorre fronteggiare un fenomeno dirompente come il climate change, che comporta un aumento medio delle temperature, fenomeni estremi sempre più frequenti, variazioni anomali delle precipitazioni (nell’emisfero Nord sono in aumento, nelle regioni tropicali e subtropicali in diminuzione), diminuzione dei ghiacciai e delle nevi perenni.

La new mobility, cuore delle smart city, è il frutto del concorso tra innovazione tecnologica, nuovi stili di consumo (per i millennials il focus non è più sulla proprietà, ma sulla possibilità di accesso agli oggetti desiderati (da cui il boom della sharing economy) e la crescente attenzione all’impatto ambientale dei trasporti (con la spinta alle auto elettriche e ibride).

Il tutto per arrivare a consumi più responsabili, con la doppia conseguenza di ridurre gli sprechi e alleggerire l’impatto in bolletta. Complici i progressi che investono l’ambito energetico, dalla frontiera dello stoccaggio allo sviluppo della produzione da fonti rinnovabili, che oggi assorbono circa il 15% della domanda, ma entro un ventennio dovrebbero raddoppiare il loro peso.

Uno scenario in continua evoluzione destinato a cambiare gli equilibri consolidati per lungo tempo nel mercato.

[ LE CIFRE] Dalle tre tabelle si evince l’evoluzione del comparto innovazione anche per un paese come l’Italia con un forte know-how imprenditoriale e caratterizzato da una grande creatività: c’è la possibilità di recuperare buona parte della competitività perduta negli ultimi decenni A sinistra, l’automazione in fabbrica.

La diffusione di machine learning, robot intelligenti e intelligenza artificiale porta con sé anche nuove questioni che investono la sfera etica, come il rapporto uomo-macchina.

Fonte: repubblica.it

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*